# 2 Dall’Irpinia alla Valle del Sele: terre da avvelenare o salvaguardare?

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Incontro pubblico a Caposele (AV), 22 febbraio ore 17.00

Clicca qui per iscriverti allo Speakers’ Corner, 3 minuti per evidenziare una criticità e fornire una proposta.

Sabato 22 febbraio, a Caposele, nella Sala Polifunzionale Comunale le associazioni della Valle del Sele S.I.L.A.R.I.S., Gruppo Attivo Luciano Grasso, SeLeDonne, Dodekathlos Contursi, in collaborazione con il Forum Ambientale dell’Appennino, promuovono l’incontro sulla correlazione tra inquinamento ambientale e salute “Irpinia e Valle del Sele in silenzio: terre da avvelenare o salvaguardare?”. La giornata inizia alle 15.30 con la visita alle Sorgenti del Sele e al Museo Leonardiano e delle Acque, prosegue alle 17.00 con il dibattito e si conclude con l’angolo degli oratori nel quale, sinteticamente, le associazioni di base e i comitati potranno presentare le loro proposte iscrivendosi allo Speakers’ Corner su www.forumambientale.org, il costituendo Centro Ricerche, Studi e Documentazione che, da settembre 2013, sta operando per aggregare associazioni, tecnici e cittadini su soluzioni concrete alle questioni ambientali delle aree interne. Sono già pronte quattro proposte presentate da Gruppo Attivo Luciano Grasso con le Associazioni della Valle del Sele, L’Albero Vagabondo, Comitato tutela Fiume Calore, Comitato Civico S. Angelo dei Lombardi: petizione popolare per l’attuazione di misure urgenti a tutela del Fiume Sele; manifestazione di interesse per richiedere i principali riconoscimenti UNESCO – Sito patrimonio dell’umanità, Geoparco e Area MAB – per i Monti Picentini e il risanamento delle aree di ricarica delle sorgenti, a partire dalla Piana del Dragone; Contratto di Fiume per il Calore Irpino e Beneventano; tutela e salvaguardia paesistica dell’Abbazia del Goleto attraversata, oramai, dall’elettrodotto Terna. Alla fine dell’incontro si degusteranno i prodotti tipici locali di una terra in cui enogastronomia, natura e cultura possono ancora essere i principali vettori per un turismo e una agricoltura sostenibile.

All’incontro saranno presenti esperti e tecnici di fama nazionale e internazionale, organizzazioni ambientaliste riconosciute, rappresentanti delle Forze dell’Ordine: Antonio Giordano Direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia, Giulio Tarro primario dell’Azienda Ospedaliera Cotugno di Napoli e chairman della commissione sulle Biotecnologie della Virosfera, Wabt-Unesco a Parigi, Raniero Maggini vice presidente WWF Italia, Piernazario Antelmi presidente WWF Campania, Michele Buonomo Presidente Legambiente Campania, Franco Ortolani ordinario di Geologia all’Università Federico II di Napoli, Rosa Codella Commissario capo comando provinciale di Napoli del Corpo Forestale dello Stato. Modererà l’incontro il giornalista Enzo Di Micco dell’emittente Prima Tivvù. Porteranno i loro saluti il Sindaco Pasquale Farina e Antonio D’Avanzo presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino.

“Lo sversamento illecito di liquami tossici – dichairano Antonio Giordano e Giulio Tarro – i roghi dei rifiuti, le infiltrazioni nel sottosuolo, sono vicende ormai tristemente ricorrenti sui mezzi d’informazione e nell’esperienza quotidiana di centinaia di migliaia di cittadini che sentono così gravemente compromesso il proprio futuro e quello dei propri figli. Bisogna però sempre tenere presente che per portare avanti la battaglia iniziata anni fa con la denuncia su “Ambiente e salute in Campania” (1977) e continuata recentemente con la “Campania, terra di veleni” (2012) per ottenere la certezza della bonifica dei territori bisogna prima anteporre la bonifica delle coscienze“.
L’anteprima degli interventi dei relatori sarà disponibile sul sito del Forum. Sono invitati a partecipare tutti i sindaci, i comitati, i cittadini dei comuni delle aree interne dell’Irpinia e del Salernitano.

INTERVENTO PERVENUTO DAL PROF. FRANCO ORTOLANI
Sono stato invitato a tenere una relazione sulle caratteristiche e problematiche geoambientali del territorio che conosco e frequento da decine di anni, che ho studiato prima e dopo l’evento sismico del 1980. Area ricca di risorse naturali quali l’acqua superficiale e sotterranea, aria non ancora alterata da immissioni locali di inquinanti, dove le problematiche geologiche comprendono le faglie attive sismogenetiche e i dissesti.
Area troppo “pura”? Area non ancora troppo inquinata? Area che stona rispetto alle affollate pianure costiere?
Area verde, con suoli produttivi, montagne boscose con pascoli di erbe profumate.
Però?
Non mancano e non sono mancati i problemi che si aggraveranno nel prossimo futuro …se…
Se gli abitanti dell’area non ameranno alla follia la propria terra; la ameranno e la difenderanno, in prima persona, senza delegare personaggi che amano servire interessi alieni che vedono il territorio come una superficie da predare, da colonizzare.
I cittadini devono rendersi conto che le elezioni devono servire per affidare le proprie sorti e il proprio territorio solo a difensori controllabili e trasparenti di tutti i cittadini!
I cittadini devono imparare a guardarsi nello specchio e a chiedersi sistematicamente: cosa ho fatto e cosa sto facendo per difendere il nostro ambiente, cosa sto facendo per fare in modo che anche le generazioni future possano vivere in un ambiente non inquinato! E…agire di conseguenza!
Le modificazioni ambientali si possono manifestare in tempo reale o in periodi di tempo medio-lungo e possono essere temporanee o irreversibili. Ad esempio la captazione di una sorgente causa l’immediata sottrazione dell’acqua al corso fluviale con conseguenti immediati problemi per la vita biologica. La captazione delle sorgenti di Caposele e Quaglietta hanno sottratto una significativa portata idrica al corso del fiume Sele; si tratta di modificazioni praticamente irreversibili dal momento che l’uso dell’acqua potabile altrove non consentirà di ripristinare le sorgenti sottratte.
L’immissione di acqua inquinata nel corso fluviale determina un effetto immediato come accaduto recentemente con le morie di trote nei pressi di Caposele; se l’immissione è casuale gli effetti saranno tempopanei. Se le immissioni di acqua non adeguatamente depurata è sistematica gli effetti possono essere devastanti con la morte biologica del fiume come nel torrente Solofrana e nel basso corso del fiume Sarno.
La realizzazione di discariche come quelle di Basso dell’Olmo e di Macchia Soprana poco a monte dell’Oasi di Persano e dei prelievi di 250 milioni di metri cubi di acqua all’anno per l’irrigazione della Piana del Sele rappresenta una bomba ambientale innescata a tempo in quanto i rifiuti accatastati rappresentano due nuovi giacimenti geologici inquinanti.
L’eventuale realizzazione del pozzo petrolifero Pergola 1 (in Basilicata) nell’alto bacino del Torrente Melandro che affluisce nel Fiume Tanagro e insieme si immettono nel fiume Sele, rappresenterebbe una nuova grave minaccia per la “salute” del fiume Sele e per l’economia agricola della Piana. Eventuali sversamenti di idrocarburi in circa tre ore raggiungerebbero il fiume Sele e le opere di irrigazione.
Anche in Irpinia si affaccia la minaccia del petrolio con la richiesta di perforazione del Pozzo Gesualdo 1 (nell’ambito del Permesso Nusco) ubicato a circa 300 metri dall’abitato e dai complessi scolastici. In questo territorio non è tollerabile l’attività petrolifera con le risorse ambientali. Le ricerche non devono proprio essere autorizzate: semplice!
Si ricordi che è difficile essere sani un ambiente inquinato!
Ne consegue che non può esistere una Università sana in un ambiente inquinato!
Finora l’Istituzione Università non ha rappresentato un baluardo scientifico schierato in difesa dell’ambiente, delle risorse naturali di importanza strategica come il suolo, l’acqua, l’aria e della salute di tutti i cittadini.
L’abbiamo vista assente rispetto alla tutela dell’ambiente; assente nel “richiamare” i rappresentanti delle istituzioni quando non hanno rispettato lo statuto regionale che impone moralmente di tutelate risorse naturali e produttive e la salute dei cittadini.
Troppo schierata con i rappresentanti delle istituzioni che non hanno saputo difendere il territorio regionale dall’inquinamento che certamente non fa bene all’agricoltura e alla salute dei cittadini.
Per una “Università sana” ci vuole un ambiente sano: fisico e antropico!
Di fatto i tecnici (e gli scienziati, non tutti per fortuna), sono stati incapaci di tutelare efficacemente l’ambiente, le risorse naturali e la salute di tutti i cittadini.
Molti tecnici (e scienziati) li abbiamo visti assenti rispetto alla tutela dell’ambiente; assenti e quantomeno impotenti (anche quando hanno rivestito direttamente ruoli di governo a vari livelli) nel “richiamare” i rappresentanti delle istituzioni quando non hanno rispettato alcuni diritti costituzionali che impongono, non solo moralmente, di tutelate le risorse naturali e produttive e la salute dei cittadini.
Nel caso della Terra dei Fuochi, ad esempio, sono stati i cittadini che hanno imposto ai rappresentanti delle Istituzioni che si deve risolvere il problema dell’inquinamento ambientale!
Per una vita sana, in salute, ci vuole un ambiente sano: fisico e antropico!
Ci vogliono tecnici e scienziati “sani” che lavorino per tutti i cittadini e che non siano mercenari nè aspiranti mercenari.
Occorrono amministratori “sani” che siano servitori di tutti i cittadini, difensori dell’ambiente e di tutte le risorse naturali di importanza strategica.
Ma chi “nomina” gli amministratori?
Il voto libero e democratico dei cittadini, come si sa!
Allora il prossimo futuro è esclusivamente nelle mani dei cittadini!
Come sempre.
“Amare i nostri territori è l’unica arma che abbiamo a disposizione per evitare che siano preda del degrado!”

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